Nessuno seppe quando cominciò.
Il cielo rimase al suo posto.
Le sentinelle alle frontiere.
Il ferro nelle mani degli uomini.
Eppure, quella notte,
una parola attraversò il mondo
e non trovò più la stessa risposta.
Qualcuno disse: nemico.
E un uomo esitò. Lo guardò. E vide un uomo.
Qualcosa era cambiato.
Nulla si era mosso.
Eppure qualcosa era tornato.
Accadde ancora.
Una mano rimase sospesa.
Una freccia nell’arco.
Una vendetta senza più voce.
La paura bussò
alle porte che conosceva da sempre.
Ma alcune non si aprirono.
Qualcosa era cambiato.
Nulla si era mosso.
Eppure qualcosa era tornato.
Cercarono la sorgente.
Nel cielo. Nel mare.
Nelle reti invisibili intorno alla Terra.
Non trovarono nulla.
Era come cercare
il punto esatto
in cui la primavera entra nel bosco.
Nessun centro. Nessun ordine. Nessun nome.
Solo uomini lontanissimi tra loro
che cominciavano a ricordare
la stessa cosa.
Qualcosa era cambiato.
Nulla si era mosso.
Eppure qualcosa era tornato.
All’alba il mondo sembrava ancora lo stesso.
Le bandiere sui palazzi.
I confini sulla terra.
Le armi nei loro silenzi.
Ma sotto tutto questo,
più in fondo dei nomi,
più in fondo della paura,
qualcosa chiamava.
Non avanti. Non indietro. Dentro.
Più tardi le diedero un nome:
Frequenza Madre.
Ma coloro che l’avevano riconosciuta
non avevano bisogno di nominarla.
Alzavano gli occhi
come chi, dopo un esilio interminabile,
riconosce finalmente le luci
oltre la collina.
E allora accadde la cosa
che nessuna mappa aveva previsto:
milioni di strade
cominciarono a ricordare
dove conducevano.
Qualcosa era cambiato.
Nulla si era mosso.
Eppure il mondo
stava tornando a Casa.
