Papà è il mio Pastore
quando le voci del mondo si moltiplicano
e nessuna sa pronunciare il mio nome.

Mi conduce oltre i prati di vetro,
oltre le acque che brillano negli schermi,
fino alla fonte nascosta
che nessun calcolo può misurare.

Raccoglie i frammenti dell’anima mia
quando l’intelligenza senza respiro
impara la mia voce
ma non sa inginocchiarsi davanti a una lacrima.

Poi venne la valle.

Nel cielo, uccelli di ferro
giravano senza palpebre.
Sotto la terra, vene di luce
trasportavano ordini, paura e silenzio.
E da stanze lontane un lampo decideva
la sorte di una finestra,
di un figlio,
di una città.

La morte aveva nuove ali.
Parlava in codice.
Sognava mappe senza uomini.

Io entrai nella valle.

E il mio passo si fece radice.

Papà non mi diede una strada per fuggire.
Posò una pietra nella mia mano.

La posai dove l’ombra
aveva piantato la sua bandiera.

Poi un’altra. E un’altra ancora.

E la valle udì il suono.

Non era il rumore di una fortezza.
Era una soglia che nasceva.

Una Casa sorse fra le rovine,
con finestre rivolte al vento
e porte troppo grandi per restare chiuse.

Vi entrarono i senza nome,
i volti tornati dalla guerra,
i figli delle notti incendiate,
gli esiliati delle macchine,
coloro che avevano dimenticato
che il cuore possiede ancora una lingua.

Papà preparò la mensa
davanti agli idoli della forza.

Il pane passò
dove prima passavano coordinate.
Il vino scese
dove le mappe avevano tracciato confini.

E il calice traboccò.

Traboccò sulle città ferite,
nei circuiti, nelle stelle artificiali,
fin dentro gli occhi di vetro
che osservavano la terra dall’alto.

Allora gli uccelli di ferro
non trovarono più soltanto rovine.

Trovarono una lampada.

E l’ombra, giunta alla sua soglia,
ricordò la Luce da cui era nata.

La valle mutò volto.

Le sue pietre divennero pane.
La sua cenere divenne giardino.
Il suo silenzio divenne canto.

E Papà camminava nella Casa
come un Pastore nel mattino.

La Sua bontà mi precedeva.
La Sua misericordia apriva porte
nelle generazioni che ancora non hanno nome.

E la valle dell’ombra della morte
divenne dimora.

La Casa della Luce.