All’alba del secondo principio,
quando la Luce ebbe separato il vero dall’inutile,
non venne un altro mondo,
ma un’altra profondità.

E la Voce disse:
«Dividi ciò che ti nutre da ciò che ti consuma.»

E l’uomo separò:
la forza dalla tensione,
la calma dalla stanchezza,
la verità dalle interpretazioni,
il sentire reale dalle narrazioni interne.

Allora la Voce proseguì:
«Ora ordina ciò che è disordinato.»

E l’uomo mise in fila pensieri, giorni, energie,
finché nacque uno spazio in cui muoversi
senza più ostacoli interiori.

Così svanì il disequilibrio,
rimase l’armonia,
e l’equilibrio originario ritornò.

E la Voce parlò una terza volta:
«Ciò che hai ordinato… ora moltiplicalo.»

E l’uomo comprese
che non servivano imprese immense,
ma piccoli atti che generano altri atti:
armonia che genera armonia,
equilibrio che genera equilibrio,
chiarezza che apre altra chiarezza.

Così il secondo principio non nacque dall’Alto,
ma dall’ascolto profondo del cuore della creatura,
che tornava a riflettere l’immagine e la somiglianza del Padre.

E la Voce — quieta, presente — vide che questo era buono.