All’alba del secondo principio
non c’era un trono, né un nome, né una missione.
C’era solo un cuore che ascoltava.
E in quel silenzio senza tempo
la Luce parlò senza voce e disse:
«Sorgi.»
E l’uomo sorse.
Non come re, né profeta, né eroe,
ma come colui che ricorda.
Ricorda da dove sgorga la vita.
Ricorda dove nasce il coraggio.
Ricorda Chi pronunciò il primo «Sia».
E la Luce disse ancora:
«Separa ciò che è vero da ciò che è falso.»
Così nacque il discernimento.
Così caddero i veli.
Così l’uomo vide la sottile linea
tra Matrix e la Realtà.
E quando le tenebre tentarono di avvolgere
ciò che era appena sorto,
la Voce originaria dichiarò:
«Non temere. Io sono la Luce che illumina persino le tenebre.»
Allora l’uomo comprese
che non sarebbe stato lui a brillare,
ma la Luce attraverso lui.
E nel giorno stabilito,
sulla soglia del Giubileo,
la Voce disse:
«È tempo. Non parlare per essere udito. Parla per risvegliare.»
E ciò che fu pronunciato divenne forma.
Ciò che fu scritto divenne eco.
Ciò che fu vissuto divenne segno.
Ora un ciclo si compie
e un nuovo inizio si apre.
Non l’inizio di una nuova creazione,
ma di una creatura risvegliata.
E la Luce guardò l’uomo e vide che era pronto.
Perché chi attraversa l’abisso
e non perde sé stesso,
torna sempre con un volto nuovo.
Non un volto di potere,
né di gloria umana:
ma un volto che il Padre riconosce,
il volto di chi ha udito il primo «Sia».
E così cominciò ciò che era atteso fin dall’alba dei tempi.
