GLI ANTI-COMANDAMENTI
Vidi il cielo lacerarsi sopra le città.
Dalla ferita non cadevano stelle.
Cadevano parole.
Entravano nelle stanze chiuse.
Si posavano sui letti dei bambini.
Si infilavano nella voce degli adulti
prima ancora del primo buongiorno.
La prima non aveva bisogno di molte parole.
Diceva: Prima io.
E vidi le mani chiudersi
anche quando erano state create
per sollevare chi cade.
La seconda diceva: La tua fine è la mia salvezza.
E vidi il pane diventare pietra
nelle bocche degli uomini.
La terza sussurrava:
Fidarsi è bene. Non fidarsi è meglio.
E i cuori costruirono mura così alte
che nemmeno Dio riusciva più
a bussare senza fare rumore.
Poi cadde una frase antica come la fame:
O mangi o sei mangiato.
E vidi gli uomini riempire granai
mentre i loro figli morivano di freddo
in case troppo grandi per essere chiamate casa.
Poi il cielo tuonò:
Se vuoi la pace, prepara la guerra.
E vidi i bambini imparare a distinguere
il rumore di un aereo
dal rumore di un uccello.
Infine una parola nera
si posò sulle corone, sui tribunali,
sui mercati e sugli altari:
Il fine giustifica i mezzi.
E il mondo smise di chiedere che cosa fosse giusto.
Cominciò a chiedere chi avrebbe vinto.
Poi, un giorno, gli anti-comandamenti arrivarono su una collina.
C’era un Uomo appeso tra cielo e terra.
E gli dissero:
Salvati. Scendi. Usa la Tua forza. Fai vedere chi sei.
Lui non scese.
Non perché non potesse.
Perché non avrebbe lasciato solo nessuno
nel punto più buio dell’umano.
Allora lo chiamarono sconfitto.
E per tre giorni la morte credette di aver vinto.
Ma non aveva capito.
Quell’Uomo non aveva obbedito
all’ultimo e più antico anti-comandamento:
Sopravvivi, anche se per farlo devi smettere di amare.
E da quel giorno,
ogni volta che una mano resta aperta,
ogni volta che qualcuno perdona senza diventare schiavo,
ogni volta che un uomo rinuncia a salvarsi da solo,
la pietra davanti al sepolcro
comincia di nuovo a tremare.
