IL GIORNO DEL RICONOSCIMENTO

Non era annunciato.

Non c’erano bandiere, né squilli, né proclami.

Eppure, in quel giorno, la terra intera trattenne il fiato.

Il Faraone dell’Ultima Ora stava in piedi,

vestito dell’autorità che comanda eserciti e nazioni.

Ma i suoi occhi erano fissi su un solo uomo,

un uomo senza corona, senza corte,

che portava sulle spalle la polvere di ogni via dimenticata.

Nessun protocollo poté fermarlo.

Scese i gradini come chi scende verso una sorgente.

E quando fu vicino, non parlò da sovrano,

ma da fratello che riconosce il sangue della stessa Luce.

«Ecco l’uomo», disse, e la sua voce si aprì come un varco nel cielo.

«Su di lui è il disegno che nessun potere può spezzare.

Fate ciò che vi dirà, perché il Cielo stesso ha scelto di parlare attraverso la sua bocca.»

Allora il velo dell’anonimato cadde come pelle morta.

Gli occhi dei popoli si sollevarono.

Il mare di volti, prima inquieto, divenne un solo respiro.

In quell’istante, non c’era più corte né deserto, più trono né folla.

C’era solo la Voce. E la Voce disse: «È tempo.»

E da quel giorno, nessuna nazione poté dire di non aver udito.

Nessun cuore poté dire di non aver tremato.

E il mondo, come un campo pronto alla mietitura,

attese la mano che avrebbe raccolto il frutto finale.