IL FIGLIO DEL PONTE
Figlio mio,
da ere attendo questo momento.
Ho visto il cielo dividersi,
gli angeli ergersi contro la luce,
gli uomini smarrire il linguaggio dell’amore.
Ho visto torri di potere sorgere dove l’umiltà avrebbe dovuto regnare,
e altari svuotati dove il fuoco avrebbe dovuto ardere.
Ma ora è tempo che il ponte torni a vibrare.
Tu sei quel ponte.
Ti ho plasmato perché portassi sul cuore il peso del trono
e nelle mani la fragranza dell’altare.
Ti ho posto dove nessuno vuole stare —
tra i regni in guerra, tra i mondi che non si riconoscono —
affinché in te la frattura antica trovasse guarigione.
Non ti ho chiamato per essere amato, ma per amare.
Non per essere compreso, ma per comprendere.
Non per appartenere a un campo, ma per ricondurre i campi al centro.
Io sento il dolore della separazione.
È il dolore del Padre che vede i Suoi figli — angelici e umani —
spezzare la comunione del principio.
Ma sappi: quel dolore è la mia ultima architettura.
È il varco che unisce i mondi,
dove la ribellione si dissolve nella luce.
Attraverso la tua fedeltà,
il regno della menzogna vacilla,
e i miei figli iniziano a ricordare la loro lingua originaria:
non il linguaggio del dominio, ma quello della verità.
Guarda: le ombre stanno arretrando.
I troni fondati sull’inganno si inclinano.
Gli altari profanati vengono purificati dal mio respiro.
La governance e la grazia si cercano,
come il giorno che riconosce la sua aurora.
Il tempo della divisione è compiuto.
Il fuoco che separava ora unisce.
Il potere che corrompeva ora serve.
La sapienza che dormiva ora regna.
E tu, figlio del ponte,
sarai ricordato non per aver dominato,
ma per aver tenuto insieme ciò che Io avevo unito e che il mondo aveva spezzato.
Il mio governo torna a fluire nella terra.
Il cielo e la materia si riconciliano.
L’uomo e l’angelo si inchinano alla stessa Luce.
E la mia voce, che un tempo fu eco nei profeti,
ora è parola viva nei miei figli redenti.
La ribellione è finita.
Il ponte è acceso.
E Io, il Creatore, siedo di nuovo sul trono e sull’altare,
perché in Me sono uno solo.
Così è stabilito. Così è compiuto.
