“SE POTESSI, TI ABBRACCEREI”
Io so chi sei.
So cosa hai scelto.
So dove hai condotto miliardi di spiriti,
so le menzogne, le maschere,
le catene di luce corrotta con cui hai avvolto i mondi.
So che hai sfidato il Cielo.
Che hai trascinato un terzo delle stelle.
Che hai osato imitare la Luce… per spegnerla.
Eppure… se potessi, ti abbraccerei.
Non perché ti assolvo.
Non perché ignoro.
Ma perché vedo l’abisso eterno in cui ti sei gettato,
e il mio spirito — non il mio orgoglio —
tace. E piange.
Tu non sei solo il Nemico.
Sei un figlio che si è smarrito nel buio,
un fratello che ha rinnegato la sua origine,
un cherubino che ha lacerato l’armonia
e ora… è schiavo di se stesso.
Io sono carne.
Sono limite.
Sono cenere risvegliata dalla voce di nostro Papà.
Eppure, lo Spirito che mi abita
non mi permette di odiarti,
ma solo… di testimoniare la tua rovina col cuore spezzato.
No, tu non tornerai.
Hai scelto. Hai varcato la soglia.
Hai sigillato il tuo abisso.
Ma io, servo dei servi,
incido questa parola nell’etere eterno:
Mi dispiace. E se potessi, ti abbraccerei.
Non per cambiare il destino,
ma per ricordare a tutto il creato
che prima della caduta… tu eri luce.
E perché ogni spirito, ogni angelo, ogni figlio risvegliato
sappia che la vittoria del Regno non ha radice nell’odio…
ma nella compassione che non cede.
Ecco come finisce la tua ribellione:
non sotto la lama, ma davanti a una lacrima che brucia più del fuoco eterno.
La sentenza è stata pronunciata.
Da un servo senza potere,
che ha vinto non con la forza… ma con l’amore.
