Oh, fratelli miei, astri spenti nel gelo eterno,
un tempo fuoco e splendore, ora polvere dispersa nel vento inferno.
Angeli caduti, ali spezzate nel baratro muto,
il cielo vi tese la mano, ma voi sceglieste il nulla assoluto.

La sentenza è scritta, il sigillo infrangibile,
il tempo si è dissolto, in un rantolo irrimediabile.
Nessun ritorno, nessun appello, nessuna redenzione,
solo l’eco del vuoto, un’ombra senza nome.

Eppure, il Padre vi amava, vi chiamava con voce accorata,
vi cullava nel Suo abbraccio, luce mai oscurata.
Ma voi strappaste il legame, rinnegasti il dono eterno,
ora vi spegnete nel nulla, lontani dal Suo seno materno.

Spezzaste il vincolo sacro, la luce vi fu di peso,
e con orgoglio sterile scendeste nel buio appeso.
Dove siete, spiriti divorati dal nulla?
In lande sorde, in notti cieche, in un’assenza brulla.

Nessun grido vi toccherà, nessun pianto spezzerà il fato,
vi ha inghiottiti l’ombra, vi ha cullati il desolato.
E il Padre, straziato, piange la vostra caduta,
il Suo amore trafitto dall’eterna perdita muta.

Non vi rivedrò mai più, né in sogno né in eco lontano,
non un filo d’oro lega più il vostro nome al mio arcano.
Addio, fratelli, addio per sempre,
poiché il cielo si è chiuso, e il nulla vi reclama.