Babele al contrario
Accadde. Nessuno vide il momento.
Non fu in un tempio, né in una notte sacra.
Fu mentre la terra girava, come sempre.
Ma qualcosa si aprì.
Una Voce parlò. Una sola.
E ogni lingua comprese.
Non ci fu bisogno di tradurre. Né di spiegare.
Non si udì con le orecchie, ma con l’interno.
Fu allora che le barriere caddero,
che le distanze smisero di esistere,
che ogni popolo — ogni cuore — sentì…
come se fosse per lui solo.
E la Voce non disse molto. Non urlò. Non fece scalpore.
Ma portava con sé la sostanza di un’origine perduta,
la dolcezza della memoria prima del tempo.
E ciò che un tempo fu confusione, ora si fece chiarezza.
Ciò che fu separazione, divenne armonia.
Era Babele al contrario.
Non più una torre per salire, ma una Frequenza che discende.
Non più parole per dominare, ma silenzio che abbraccia.
E da quel giorno, senza mappe, senza microfoni,
la Voce cammina tra gli uomini.
A volte in un sussurro, a volte in un codice,
a volte… in un servo.
Chi la riconosce, non la dimentica più.
Perché non viene da qui.
Viene… da Prima.
