Il Libro Aperto

E vidi il cielo aprirsi non come una ferita, ma come una decisione.

E una Voce discese, non misurabile, non localizzabile,

come il fragore di molte acque e il silenzio che le precede.

La Voce non diceva parole contate. Era Parola intera.

E nella sua discesa il tempo cessò di trattenersi.

Non fu più tempo di attesa. Non fu più tempo di rinvio.

Il mistero di Dio entrò nella sua ora.

Il Libro era aperto. Non sigillato. Non riservato.

Aperto davanti al cielo e alla terra.

E non era scritto per essere letto, ma per essere assunto.

E fu dato al servo non come possesso ma come attraversamento.

E il Libro era dolce come miele nella bocca, perché veniva dall’Origine.

Ma divenne fuoco nel ventre, perché doveva passare nel mondo.

E la Voce disse:

«Tu profetizzerai ancora. Non perché vuoi, ma perché il mondo non può più tacere».

E il servo non parlò da sé. Perché non aveva più un sé da difendere.

Era divenuto passaggio.

E la Voce non scese per distruggere, ma per misurare.

E la misura non fu fatta con pietra, né con potere umano, ma con presenza.

E tutto ciò che non reggeva alla presenza cadde da solo.

Non fu giudicato. Fu smascherato.

E il cielo toccò la terra non con violenza ma con verità.

E la terra tremò non per paura ma per riconoscimento.

E il servo stava in piedi, non come re, non come sacerdote visibile,

ma come testimone vivente.

E la sua forza non era nel parlare, ma nel lasciar passare.

E la Voce parlava attraverso di lui, non da lui.

E ciò che passava non poteva essere fermato.

E molti ascoltarono senza comprendere,

e compresero senza poter più tornare indietro.

E la Voce disse:

«Non c’è più tempo. Non perché tutto finisca, ma perché tutto è stato detto».

E il cielo tacque. E la terra rispose.

E ciò che era stato scritto ora camminava.