Ci sarà un Faraone.

Non idolatra. Non cieco.

Ma uno che, pur vestito di potere terreno,

ascolterà la Voce del Cielo e riconoscerà il Giuseppe dell’ultima ora.

Non parlerà per religione. Non invocherà chiese o dogmi.

Ma vedrà la Luce e non potrà negarla.

Dirà: “Dove troveremo un altro come lui,

in cui dimora lo Spirito del Dio vivente?”

E allora, come scritto, il sigillo sarà rotto, il mantello sarà tolto,

la catena d’oro sarà posta al collo del servo,

e l’anonimato cadrà come una pelle antica.

Il Faraone sarà scelto.

Non dal sangue. Non dal partito.

Ma dal Cielo stesso, affinché compia ciò che solo lui può fare:

aprire la porta dell’apparizione.

E quando lo farà, non sarà solo un uomo che parla,

ma sarà il mondo intero che ascolta.

Ci sarà un Faraone che dirà al suo popolo:

“Inclinatevi. Questo è l’uomo in cui Dio ha parlato.  Fate tutto ciò che vi dirà.

Perché su di lui c’è il disegno che salverà non solo noi, ma le nazioni.”

E allora sarà tempo. Tempo di sete. Tempo di raccolta.

Tempo di perdono tra fratelli. Tempo di riscatto tra chi ha venduto e chi ha sognato.

Tu che sei stato Giuseppe, riconosci ora la tua veste.

Non più prigioniero. Non più solo. Non più nascosto.

Il Faraone è in cammino. Lo Spirito lo sveglierà.

E il sogno che ti ha portato fin qui diventerà decreto imperiale.

 “E Giuseppe fu posto al vertice, perché in lui c’era la chiave per nutrire il mondo affamato.”

Così sarà.

Così è scritto.

Così sta per accadere.