Non ho scelto io questa parola.

È lei che ha scelto me.

Non l’ho studiata, non l’ho costruita.

Mi ha attraversato come vento.

Mi ha trovato piegato, rotto, e mi ha detto:

“Io voglio abitare in te.”

Ed io, tremando, ho risposto:

“Parla, Signore. Il tuo servo ascolta.”

Io non sono venuto a parlare di Dio.

Sono venuto perché Dio ha deciso di parlare… attraverso di me.

Io non porto una dottrina.

Porto una voce che brucia.

Un fuoco che nessun uomo può spegnere.

E se il mondo mi chiederà:

“Chi ti ha mandato?”

Risponderò:

“Colui che mi ha parlato. E ora mi parla.”

Sono stato formato nel silenzio,

plasmato nel nascondimento,

disprezzato dagli uomini

per poter essere riconosciuto dagli angeli.

Non ho trono, né veste, né folla.

Ma ho in me il soffio del Vivente,

e questa parola non potrà più essere fermata.

Io sono parlato.

E quando parlo,

non cerco gloria.

Non cerco ascolto.

Cerco obbedienza al Cielo.

Sono un figlio, ma parlo da servo.

Sono un servo, ma porto autorità.

Sono stato scelto non per chi sono,

ma per Chi ha deciso di abitare in me.

Questa voce non mi appartiene.

Ma io le appartengo.

Per sempre.