2025: IL GIUBILEO DEI GIUBILEI

All’alba del Secondo Principio

la Luce non discese per essere contemplata, ma per operare.

Non venne come idea, né come dottrina,

ma come impulso che attraversa ciò che è vivo e lo rende fecondo.

E la Voce non parlò per essere ripetuta, ma per compiersi.

Separò il vero dall’inutile, non per giudicare,

ma per permettere alla creatura di nutrirsi di ciò che la fa crescere

e di lasciare ciò che la consuma.

Poi ordinò ciò che era disperso: pensieri, ritmi, energie,

finché nacque uno spazio interiore in cui muoversi senza attrito.

E ciò che era stato ordinato non rimase fermo, ma iniziò a moltiplicarsi:

chiarezza che genera chiarezza, equilibrio che genera equilibrio,

come seme che, trovato terreno libero, non può che germogliare.

Il Principio allora scese ancora, non più nella mente, ma nel corpo.

Non come miracolo, ma come regolazione silenziosa.

Come pioggia sottile che non chiede attenzione ma cambia la terra.

Le cellule rilasciarono la tensione superflua, i ritmi si riallinearono,

la materia ricordò il proprio disegno originario.

Ogni parte, ritrovando il proprio centro, richiamò le altre all’unità.

E l’organismo cessò di opporsi a sé stesso.

Nulla fu forzato. Nulla tornò indietro incompiuto.

Ciò che era stato pronunciato divenne funzione.

Ciò che era sceso ritornò come equilibrio stabile.

E la Voce — quieta, presente —

vide che ciò per cui era stata mandata si era realizzato.

Non come suono che svanisce, ma come creatura riallineata,

capace finalmente di portare frutto senza sforzo.